Premio Europa per il Teatro Premio Europa per il Teatro Premio Europa per il Teatro Premio Europa per il Teatro
VIII Ausgabe - Zusammenkünfte

Europe Theatre Prize
VIII edition
Taormina, 6-7-8-9 aprile 2000


Venerdì 7

Palazzo dei Congressi, Sala B

ore 10,00 Premio Europa Nuove Realtà Teatrali

incontro con il Theatergroep Hollandia
a cura di Arthur Sonnen
Coordina Luk Vanden Dries (Università di Antwerp)

Partecipano: Tom Blokdijk (dramaturg), Paul Koek (direttore artistico e musicale), Hein Janssen (Volkskrant Amsterdam), Henk Oosterling (Erasmus University Rotterdam), Gerald Sigmund (Frankfurter Algemeine Zeitung), Johan Simons (direttore artistico), Arthur Sonnen (Theaterfestival, Amsterdam), Helena Varopoulou (Università di Atene), Jeroem Willems (attore).

ore 12,30 Premio Europa Nuove Realtà Teatrali

incontro con Thomas Ostermeier
Partecipano: Jens Hillije, Marius von Mayemburg e gli attori dello spettacolo "Gier".

 

Sabato 8

Palazzo dei Congressi, Sala B

ore 9,30 Premio Speciale al Bitef.

Incontro con Jovan Cirillov,
direttore del Bitef di Belgrado.
Partecipano: Nedad Prokic e Biljana Srbljanovic.

ore 11,00 Incontro: Peter Brook e l'Africa,

(dalla creazione del Cirt fino ad oggi),
partecipano: Marie Hélène Estienne (collaboratrice di Peter Brook e adattatrice
di Le Costume) e Bakary Sangaré (attore),
a cura di Georges Banu.

ore 13,00 Premio Europa Nuove Realtà Teatrali

incontro con la Socíetas Raffaello Sanzio
a cura di Franco Quadri.

  

Domenica 9

Palazzo dei Congressi, Sala B

ore 9,30 Menzione Speciale a Ibrahim Spahic'

Incontro con Ibrahim Spahic' e il Quartetto d'Archi di Sarajevo
a cura di Josè Monleon. Proiezione video

ore 11,00 Europe Theatre Prize :

"La fucina di un teatro necessario".
Convegno su Lev Dodin, a cura di Franco Quadri (I parte).
Partecipano: Elena Sergueevna Alekseeva (critico), Inna Natanovna Bazilevskaya (critico), Michael Billington (critico The Guardian), David Borovski (scenografo), Friel Brian (autore), Gianfranco Capitta (critico Il Manifesto), Martin Dewhirst (Università di Glasgow), Declan Donellan (regista), Svetlana Vladimirovna Druzhinina (editore), Veniamin Filshtinsky (Accademia teatrale San Pietroburgo), Valerii Galendeev (Accademia di Teatro di San Pietroburgo), Ninel Chasbulatovna Ismailova (critico), Renate Klett (critico), Serguei Kourychev (attore), Eduard Kotcergin (scenografo), Alan Lyddiard (regista), Tostern Mass (Berliner Festspiele), Cesare Mazzonis (direttore Teatro Comunale Firenze), Kirsikka Moring (Critico Helsingin Sanomat), Vladimir Dmitrievich Savitskii (critico), Peter Semak (attore), Oleg Mikhailovich Serdobolskii (giornalista), Mikhail Shvidkoi (Ministro della cultura), Anatolii Mironovich Smelianski (critico), Patrick Sommier (produttore), Mikhail Stronin (Maly Drama Theatre).

Nota al convegno: "La fucina di un teatro necessario"
La radiografia di una carriera, impostata nel periodo più stagnante della storia dell'Unione Sovietica nell'intento di contestarlo con passione e maturata nelle successive fasi del cambiamento lavorando in tournée a stretto contatto con la scena occidentale, è di per sé un'operazione complessa che sarà sottoposta, nei tempi concisi accordati al Convegno, a punti di vista divergenti e complementari tesi a sottolineare via via l'impostazione artistica e politica del lavoro di Lev Dodin dai suoi inizi alla rifondazione del Teatro Malij, le tecniche coinvolgenti la formazione, l'integrazione tra diverse generazioni di attori, l'approccio a testi classici in modo nuovo e il confronto con opere contemporanee, ma soprattutto l'intensa attività di teatralizzazione della narrativa e l'elaborazione di un proprio modo di scrittura scenica in mesi di lavoro, rifacendosi ai maestri della scuola russa e integrandone l'insegnamento.
Saranno certamente illuminanti a questo proposito - prima di arrivare alle conclusioni di Dodin, che è un intellettuale e uno studioso prima ancora che un teatrante volto alla pratica - le testimonianze dei suoi compagni d'esperienza, dal suo consigliere e dramaturg Michail Stronin ai colleghi nell'insegnamento, ad attori come Peter Semak e Tatiana Toumanova, al suo staff più legato al procedere giornaliero, ma anche a due grandi della scenografia russa che con Dodin hanno collaborato magistralmente, come David Borovskij e Eduard Kotcergin.
Ma non si potrà ignorare il contributo di un ministro della cultura fuori dal comune essendosi anche distinto per l'acutezza di critico militante quale Michail Shvidkoij, o luminari della critica russa del peso di Anatolij Smelianskij, a confronto con le voci dei recensori europei, di autori della portata di Friel, di direttori di festival, che più direttamente all'estero hanno assistito all'arricchirsi dell'avventura internazionale di un regista, di una compagnia e di un teatro con il loro stimolo. Perché la grandezza del Malij sta in una trasformazione compiuta dagli anni '80 a oggi europeizzando la propria struttura col mantenersi fedelissimo ai propri principi che hanno alla base la necessità del fare teatro e la sua adesione artigianale alla quotidianità come ai tempi e nelle idealità degli storici maestri.

Franco Quadri

 

“Incontro con LEV DODIN”