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X Edizione - Luca Ronconi
Nato nel 1933 a Susa in Tunisia, Luca Ronconi esordisce appena ventenne come
attore, dopo il diploma all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, e nel corso di
un decennio viene diretto da Costa, Squarzina, Strehler, De Lullo. I Lunatici
(1966) è lo spettacolo che imposta la problematica dei futuri spettacoli: la
concezione ronconiana della regia è un atto affrancato dal testo, pur
mantenendone il più possibile la sua integrità. La messinscena rifiuta l’
interpretazione storicistica o psicologica e tende a ricavare dal testo una
visione sintetica del suo significato complessivo, elaborandola anche sul
fronte scenografico e recitativo (palesemente antinaturalistico). È lo
spettatore ad effettuare un lavoro di montaggio, verso la comprensione delle
molteplicità di significanti del testo. L’incontro con il teatro elisabettiano
avviene per la prima volta con Misura per Misura (1967) e successivamente con
Riccardo III (1969), prodotto dal Teatro Stabile di Torino. Nel 1969 al
Festival dei Due Mondi di Spoleto viene presentato Orlando Furioso, in una
versione curata da Edoardo Sanguineti. La struttura scenica è innovativa: sulla
scorta dei misteri medioevali l’azione si svolge su una pluralità di pedane
mobili, che costringono gli spettatori a spostarsi continuamente per seguire le
azioni. Negli anni successivi le problematiche connesse agli allestimenti
vengono affrontate con soluzioni di forte impatto, arrivando fino all’
autonomizzazione dell’impianto teatrale rispetto allo spazio scenico negli anni
seguenti: è il caso di XX (1971, primo allestimento di un testo contemporaneo
di Rodolfo J. Wilcock), Das Kathchen von Heilbronn (Zurigo, 1972), Orestea
(Belgrado, 1972), Utopia (da Aristofane, Biennale di Venezia, 1975). Dopo le
esperienze di gestione cooperativistica, a partire dagli anni ’70 il regista
avvia un dialogo con le istituzioni teatrali, approdando alla direzione della
sezione Teatro della Biennale di Venezia (1975 – 1977). Tra il 1976 ed il 1979
fonda e dirige il Laboratorio di Progettazione Teatrale di Prato e – con
Baccanti (1977), Calderón (1978), La Torre (1978) - realizza una rigorosa
riflessione su regia e drammaturgia, sull’utilizzo dello spazio scenico, sul
rapporto tra testo e sottotesto e su quello tra attore e spettatore. Su questi
anni di intensa ricerca poggiano le basi per il lavoro registico degli anni ’
80, da Medea (Zurigo, 1981), a Spettri (Festival dei Due Mondi di Spoleto,
1982), Le due commedie in commedia (Biennale di Venezia, 1984), fino a Pluto
(da Aristofane, Festival di Epidauro, 1985). A partire dagli anni ’60 si
delinea l’interesse per l’attività pedagogica, con l’esordio nei corsi di
recitazione dell’Accademia Silvio d’Amico. Nel 1992 Ronconi fonda e dirige la
scuola del Teatro Stabile di Torino. A Roma organizza un corso di
perfezionamento per attori e dal 1998, approdato al Piccolo Teatro di Milano,
dirige la Scuola per attori. Ronconi torna a più riprese alle radici del
teatro, con una frequentazione dei testi tragici che taglia trasversalmente il
suo iter registico. Orestea (1972) ruota intorno ad uno snodo della poetica
ronconiana: la dichiarata estraneità della tragedia al nostro tempo, l’assenza
del divino nei nostri giorni. La negazione del tragico trova una collocazione
contemporanea con Ignorabimus (1986) di Arno Holz, o nei due allestimenti dei
drammi di Eugene O’Neill, imperniati sul complesso dei rapporti interni all’
istituto famigliare: Strano interludio (1990) e Il lutto si addice ad Elettra
(1997), non a caso rielaborazione dell’Orestea. Un profilo artistico di Luca
Ronconi non può prescindere dalle regie liriche, numerose e parallele all’
attività di prosa. Respinta la connotazione naturalistica o pittorica, nell’
opera lirica Ronconi raccoglie la sfida della fissità del genere, riconoscendo
un ruolo primario alla scenografia. Il regista a partire dagli anni ’70 firma
allestimenti nei principali teatri e festival lirici nazionali ed
internazionali (La Scala, l’Arena di Verona, il Maggio Musicale Fiorentino, il
Rossini Opera Festival, il Teatro La Fenice di Venezia, oltre ai teatri lirici
di Firenze, Bologna, Reggio Emilia, Roma, Monaco, Bruxelles, Atene, Madrid,
Tokio), a fianco di grandi direttori d’orchestra, tra cui Claudio Abbado,
Riccardo Muti, Wolfgang Sawallisch o Zubin Metha. Dal 1989 al 1994 dirige il
Teatro Stabile di Torino, mettendo in scena, tra l’altro: Besucher di Botho
Strauss (1989); L’uomo difficile di Hugo von Hofmannsthal, il grandioso Ultimi
giorni dell’umanità di Karl Kraus (1990), alla sala presse del Lingotto di
Torino; L’affare Makropulos di Karel Capek (1993); Venezia salva di Simone Weil
(1994). Dal 1994 al 1998 è direttore del Teatro Stabile di Roma. Nel luglio
1998 viene nominato direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano e
direttore della Scuola per attori. Tra i testi messi in scena La vita è sogno
di Calderón de la Barca e Il sogno di Strindberg (2000); Lolita-sceneggiatura
di Vladimir Nabokov (2001). Per la stagione 2001/2002 Ronconi realizza l’
edizione teatrale di Infinities: Il testo è commissionato all’astrofisico
inglese John D. Barrow, che in cinque chiavi diverse declina il concetto di
infinito. Tra gli ultimi spettacoli messi in scena il dramma elisabettiano
Peccato che fosse puttana di John Ford, con un doppio cast, misto e solo
maschile (2003); Il Professor Bernhardi di Arthur Schnitzler (2005).

Ilaria Godino